Abbiamo iniziato questa rubrica sulle poetesse italiane dal Trecento, epoca in cui è nato e si è sviluppato il volgare, con quella che è stata chiamata “la scuola femminile di Fabriano”. Di per sé, questo è un fatto eccezionale per il periodo. Benché non sia rimasto molto delle parole di queste donne, quel poco riesce ancora a dire tantissimo!
La prima figura presentata è stata quella di Elisabetta Trebbiani, definita “la poetessa guerriera”, con un riferimento al profondo rapporto di stima e amicizia che la legava a Livia del Chiavello, altra poetessa di Fabriano sua contemporanea.
A la mia Livia perita d’onne arte:
La qual sì a l’orecchi, ed occhi piacie,
O se veggia en persona, o scriva en carte
Cos'è riuscito invece a sopravvivere di Livia del Chiavello, giungendo fino ai giorni nostri?
Di lei si sa che nacque nel 1380 e che fu chiamata così in quanto moglie di Chiavello Chiavelli, Signore di Fabriano e capitano al servizio di Filippo Maria Duca di Milano, successivamente funzionario della Serenissima Repubblica di Venezia.
Fu una donna molto famosa nel suo tempo, per la sua eleganza, cultura e intelligenza. Profondamente religiosa, quasi mistica, fondò numerosi ordini religiosi.
Rivolgo gl' occhi spesse volte in alto,
A mirar l' ornamento delle stelle;
E veggio cose sì leggiadre, e belle,
Che per novo stupor divengo smalto.
Indi qua giù velocemente salto,
E scelgo le più degne, e veggio, ch' elle
Non son lor pari; ond' io bramando quelle,
Torno di novo al Ciel con leggier salto.
Ma quì fatto più audace il gran desio,
Ch' entro m' accende, alteramente poggia
A Dio; ed altro pensiero non m' ingombra.
Poi grido al fin: se tal bellezza alloggia
Nel Cielo, or qual sarà quella di Dio.
Fu testimone di molte violenze e atrocità dell'epoca tanto da generare in lei un forte desiderio di pace, che traspare chiaramente dai versi della sua poesia “Veggio di sangue uman tutte le strade”. Un messaggio che rende questa lontana figura di donna, che godeva della stima di Petrarca, quanto mai attuale ancora oggi.
Morta presumibilmente nel 1410, Livia del Chiavello è sepolta presso la Romita di Fabriano.
Veggio di sangue uman tutte le strade
Veggio di sangue uman tutte le strade
D’Italia piene, il qual per tutto corre;
E disdegnoso, e reo Marte discorre,
Lanze porgendo ognor saette, e spade.
Quindi convien, che in lungo esilio vade,
Fuggendo Astrea con le compagne a porre
L’albergo, onde al gran mal nulla soccorre;
E l’onor prisco, e l’ornamento cade.
Ma se desio di vera gloria accende
L’Italico valor, rivolga l’arme
Contra colui, che il Cristianesmo sface.
Contra sè stesso ogn’un più tosto s’arme;
Perche quel Dio, che in su la Croce pende
Dio di guerra non è, ma Dio di pace.
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