Recensione "Il cerchio dei giorni" di Ken Follet. A cura di Roberta Venturini.

Pubblicato il 22 ottobre 2026 alle ore 18:43

Ne “Il cerchio dei giorni” l’autore ha usato un linguaggio molto semplice, alla portata di tutti, corretto e scorrevole, con dialoghi molto ben costruiti e descrizioni sì dettagliate, ma mai pesanti.

Semplice però non vuol dire di poco valore, al contrario la semplicità è il mezzo con cui porta il lettore a provare un vero e proprio coinvolgimento, a sentirsi parte della storia, come se la vivesse in prima persona; è il modo in cui ci porta ad amare la storia, rendendola comprensibile e alla portata di tutti, spingendoci a saperne sempre di più.

Mi fa venire in mente la professoressa che avevo alle medie, che non ci spiegava la storia, ce la raccontava, catturando così la nostra attenzione e il nostro interesse. In questo libro Ken Follett ci trasporta in un lontano passato, ai tempi della costruzione di quello che oggi è il sito archeologico di Stonehenge, di cui gli studiosi non sono ancora in grado di fornire una versione sicura e comprovata di quello che è stato questo complesso monumentale.

L’autore ce ne racconta una possibile storia, una versione romanzata e intrigante di quello che avrebbe potuto essere. Sicuramente è opera di fantasia, ma altrettanto sicuramente è una gran bell’opera.

Fantasia che è stata messa da parte nel presentarci quella vita così arcaica, dando una rappresentazione il più fedele e vicina possibile alla realtà, di cui senz’ombra di dubbio Ken Follett si è ampiamente documentato.

Non lasciatevi spaventare dalle quasi settecento pagine di cui è composto il libro, vi assicuro che lo divorerete in un battito di ciglia.


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