Recensione "Dall'altro lato dell'abisso" di Monica Quirico. A cura di Roberta Venturini.

Pubblicato il 28 ottobre 2026 alle ore 18:25

Nel suo libro “Dall’altro lato dell’abisso” Monica Quirico ci accompagna in quello che è stato il suo viaggio nella malattia del marito, e non solo. Lo fa da un punto di vista particolare, però, il suo, quello del caregiver.

Caregiver: figura quasi mitologica, sconosciuta ai più, almeno fino a che non ci si ritrova a ricoprire quel ruolo, disprezzata e sottovalutata da tutti gli altri. In quanti si soffermano a pensare al prezzo che chi assiste un malato deve pagare? Un tributo offerto in nome dell'amore che porta al proprio congiunto, senza un ritorno di nulla, a volte neppure di un briciolo di gratitudine.

Quanto incide sulla mente, sul cuore e sul fisico di un caregiver svolgere detto ruolo? Ma soprattutto, a chi importa tutto questo? Perché un caregiver deve essere sempre sul pezzo, sempre pronto e disponibile? Mica ha firmato un contratto col sangue, né con il proprio caro né con le istituzioni, fin troppo spesso colpevolmente assenti.

Ogni situazione è un caso a sé, ma... A Monica va riconosciuta la capacità di alternare i momenti più drammatici, più intensi, della sua vicenda, a momenti talmente umoristici da apparire quasi divertenti. Questo ha dato leggerezza a una lettura altrimenti difficile e forse a tratti pesante, consentendo a tutti di arrivare sino in fondo al libro senza sentirsene sopraffatti. Il linguaggio usato dall’autrice è molto semplice, quasi colloquiale; il suo sembra più un diario personale che un racconto, comunque mai romanzato, ma reso ben visibile nella sua realtà. Un linguaggio che facilita la lettura a tutti, che la rende avvicinabile e comprensibile proprio a tutti, nessuno escluso.

Monica ha scelto di pubblicare questo libro senza passare da una casa editrice e quindi senza fare un lavoro di editing, ovvero di correzione per migliorare la stesura del testo. Questo lo rende, almeno in alcuni passaggi, non tecnicamente perfetto, ma per contro mantiene quella spontaneità necessaria per arrivare direttamente alla pancia del lettore. E comunque non è scritto male, non è infarcito di errori, non è assolutamente un lavoro, linguisticamente parlando, da disprezzare. Nella maniera più assoluta.

Insieme a Monica affrontiamo tutte le problematiche di una persona che si trova a vivere una malattia, ma soprattutto quelle di chi se ne deve prendere cura, e non parlo di personale specializzato, parlo dell’amore di una moglie, di una madre, di una figlia. La vediamo affrontare le difficoltà, a volte la vera e propria assurdità, della burocrazia; la differenza che può fare incontrare la persona giusta, la classica botta di cxxo… ops… di fortuna, che magari ti indica la strada che ti porta a salvarti la vita; la vediamo affrontare la paura della morte, ma a volte anche la paura di vivere in determinate condizioni e soprattutto la paura di non farcela, di essere inadeguata al nuovo ruolo che la vita le ha imposto. Insieme a lei conosceremo persone, sia del mondo medico e specialistico che di quello di un’umanità comune, a volte competenti, davvero capaci, umane ed empatiche; altre volte completamente incompetenti, addirittura disumanizzate e menefreghiste dei sentimenti, delle difficoltà e delle problematiche altrui. L’autrice non sembra essere arrabbiata né con la vita, né con le persone, né con tutto quello che è successo alla sua famiglia.

Al contrario, racconta con una semplicità disarmante tutto quanto ha affrontato in quella fase della sua vita. Leggere alcuni passaggi per me è stato davvero molto difficile, perché pur vivendo mia figlia una malattia ben diversa, c’è un parallelismo di situazioni e sentimenti da far venire i brividi e le lacrime agli occhi. Monica non ha scritto la sua storia con la megalomania di chi pensa di avere qualcosa da insegnare agli altri, no, ha semplicemente voluto condividere la sua esperienza prima di tutto come sfogo personale e poi magari, chissà, perché potrebbe aiutare qualcuno a non sentirsi solo, a sentire di non essere l’unico a vivere simili drammi, a trarre un minimo di coraggio e di speranza per il proprio futuro.

Che altro dire? Grazie Monica, per quello che hai scritto e per come ce lo hai proposto.

Purtroppo in questi ultimi giorni la storia di Monica e Fiorenzo ha avuto un triste epilogo, evento che non toglie nulla all'intensità di quanto raccontato nel libro, al contrario, ne rafforza il senso e il messaggio.
A Monica e alle sue figlie va il nostro pensiero e un forte abbraccio.


Aggiungi commento

Commenti

Non ci sono ancora commenti.